Calendario Egizio

Nell'antico Egitto il tempo era considerato circolare, nel senso che era considerato come il ripetersi ciclico degli eventi. Effettivamente essendo la maggior parte della popolazione contadini, il tempo era strettamente legato al ciclo annuale delle inondazioni che aveva inizio l'1 Thoth ovvero il 19 luglio. Le attività agricole erano ripartite in tre stagioni di quattro mesi lunari ciascuna: l'inondazione (Stagione di Scha o Akhet), la germinazione (Stagione di Prè o Peret) e lo spuntare delle messi (Stagione di Schemon o Chemu). Questo per un totale di 360 giorni a cui vanno aggiunti i così detti epagomeni, un gruppo di 5 giorni considerati talmente sacri da essere posti al di fuori del normale trascorrere del tempo e da venir considerati i giorni di nascita di alcune divinità: Osiride, Horus, Seth, Iside, Nefti.

Ma gli egizi non si fermarono a questo sia per l'imprecisione del calendario lunare che era formato da mesi di 30 giorni, sia per il fatto che l'anno egizio così formulato ha un errore di circa sei ore rispetto al periodo di rivoluzione terrestre intorno al Sole. Il problema dei mesi da 30 giorni sta nel fatto che non corrisponde al reale moto della Luna intorno alla Terra che è di circa 29,53 giorni e quindi approssimabile ad una sequenza di mesi di 30 e 29 giorni. Crearono quindi un triplo calendario: solare, lunare e sotiaco. Il calendario sotiaco era  basato sulla stella Sirio e permetteva in un periodo di 1460 anni di recuperare le sei ore perse ogni anno (un giorno ogni quattro anni), quello che noi facciamo inserendo il 29 febbraio. La stella Sirio infatti ogni 1460 anni sorge nella stessa posizione del Sole facendo quindi coincidere i due calendari. Per questo ogni 1460 anni veniva fatto iniziare un nuovo ciclo cosmico.

Ad oggi sono passati giorni dall'inizio dell'attuale ciclo che si concluderà il 18 luglio 3055.

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